Nei mesi scorsi si è spesso parlato di IA nei post pubblicati su Pianeta LIBRO seppur limitatamente all’impatto e alle conseguenze sulla scrittura e sul diritto d’autore.
Recentemente ho letto due interessanti articoli: quello di Sara Sesti del 27 giugno 2025 che trascrivo di seguito e quello di Walter Quatrociocchi del 20 giugno, di cui metto il link in fondo al post.
Ho inoltre raccolto i diversi articoli pubblicati su Pianeta LIBRO in un unico pdf per chi ne avesse letto solo alcuni o per chi non li avesse proprio letti, anche questo link si trova in fondo al post.
Dall’insieme ci si può fare un buon quadro sullo stato dell’arte, dei rischi e dei complessi problemi connessi alle IA generative. Rimarco: NON ESISTE alcuna intelligenza artificiale ad oggi sul pianeta.
Il termine “intelligenza artificiale” è stato coniato in un’epoca completamente diversa dall’attuale, nasce infatti durante la famosa conferenza di Dartmouth del 1956, quando dieci tra scienziati e matematici del tempo, tra cui John McCarthy, a cui si deve il termine, si riunirono con lo scopo di creare una macchina che potesse simulare ogni aspetto dell’apprendimento e ogni altra caratteristica dell’intelligenza umana. Per farlo stimarono che sarebbero stati necessari pochi mesi. Ovviamente, il loro obiettivo fallì, ma pose le basi degli studi futuri e soprattutto fece entrare il termine “intelligenza artificiale” nell’immaginario collettivo.
Il termine, grazie al cinema,ha fatto irruzione nella cultura popolare. Da Star Trek a Terminator, a Matrix etc. ha fatto sì che le tecnologie identificate come “IA” venissero percepite a livello sociale come delle entità che arrivano autonomamente e improvvisamente sulla Terra. Creature piuttosto che strumenti.
La prima e più importante causa di incomprensione è proprio il termine “intelligenza” per descrivere dei sistemi che di intelligente non hanno nulla, come emerge con grande chiarezza anche dal post di Quattrociocchi.
PILLOLE DI IA. IL BIVIO ETICO: POTERE O BENE COMUNE?
di Sara Sesti
Chi sta realmente guidando lo sviluppo dell’intelligenza artificiale? E con quali garanzie etiche?
L’IA non è una tecnologia neutrale né un semplice strumento: è una forza trasformativa che ridefinisce il modo in cui governiamo, conosciamo, interagiamo e persino comprendiamo noi stessi. Eppure, il suo sviluppo procede a una velocità che supera la nostra capacità di regolare, riflettere, costruire principi condivisi.
Oggi, il motore principale dell’IA è alimentato da interessi geopolitici e logiche di profitto. Governi, big tech e investitori si contendono talenti, dati e potenza computazionale per conquistare vantaggi strategici. In questo scenario, il dibattito etico resta marginale, e manca una leadership capace di orientare l’innovazione verso il bene comune.
Il vero rischio? Che il futuro dell’IA venga deciso da pochi attori mossi da ego e rendite, mentre le implicazioni collettive – sulle disuguaglianze, la democrazia, la libertà – restano inascoltate. L’IA può aiutarci ad affrontare le grandi sfide del nostro tempo, ma solo se sarà guidata da trasparenza, giustizia sociale e rispetto dei diritti fondamentali.
Serve un cambiamento profondo: culturale prima ancora che tecnologico. L’intelligenza artificiale deve essere un’opportunità per tutti, non un’arma nelle mani di pochi. Non è solo una questione di progresso: è una questione di responsabilità.
Link all’articolo di Quattrociocchi
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