Villa Glori era un’antica residenza immersa nel verde, vi si conservavano ancora alcuni alberi secolari. Si trovava all’inizio del paese, o alla fine, dipende da che parte vi si giungesse. Da tempo era stata ristrutturata e rimessa a nuovo per adeguarla alla modernità.
Ogni anno, a Natale, i proprietari organizzavano un fastoso pranzo. Non tutti potevano partecipare, erano necessari alcuni particolari requisiti. Anna e Marco quell’anno ebbero la loro opportunità. Bisognava iscriversi, comunicare il numero dei partecipanti, scegliere il menù e pagare la quota di partecipazione. Fecero ogni cosa per tempo, come andava fatta.
Il giorno di Natale si alzarono e dopo una frugale colazione si prepararono per quell’evento speciale. Marco indossò un paio di calzoni blu, una dolcevita grigio perla, un giaccone in pelle scamosciata. Anna indossò una gonna ocra con lo sfondo sul davanti, un twinset verde bottiglia, il cappotto in cashmire. Collana, anello e orecchini in ambra completavano la sua toeletta.
Percorsero in auto i pochi chilometri che separavano la loro casa da Villa Glori arrivando in leggero anticipo. L’ingresso sfoggiava uno sfarzoso albero di natale e due eleganti candelabri. Le candele tremolavano intorno una luce calda e il loro profumo alla vaniglia accoglieva gli ospiti.
Gli invitati arrivarono alla spicciolata. Nessuno aveva preso posto ai tavoli. Anna e Marco sbirciarono nel salone: dal soffitto pendevano festoni argentati e dorati, i tavoli erano riccamente imbanditi.
“Incantevole” disse Anna.
“E’ immenso. Ci possono stare più di duecento persone” commentò Marco.
Senza indugiare oltre si avviarono dalla loro ospite. Teresa, la mamma di Anna, li stava aspettando. Anche lei si era messa in ghingheri per l’occasione. Aveva indossato un abito bordeaux con vistosi bottoni dorati, la collana di perle rosa.
“Mamma, che eleganza” disse Anna sfiorandole la gota con un bacio.
Il pranzo di Natale era il momento più mondano dell’anno nella casa di riposo Villa Glori. Era la loro prima volta. Teresa vi era ricoverata da tempo. La caduta di mesi prima che le aveva procurato la rottura del femore, l’aveva costretta in sedia a rotelle.Autrice: © Marziana Monfardini – Tutti i diritti riservati
Dicembre 2022
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