LONDON by Gian Butturini: un libro destinato al macero

Libri al rogo, al macero, libri messi all’indice.

Pratiche che si diffusero maggiormente dopo l’avvento della stampa a caratteri mobili (Gutemberg 1450) che consentì le pubblicazioni su larga scala, di fatto l’inizio dell’editoria, attività che fino ad allora era rimasta nelle mani di pochi.

Tutti ricordiamo dai libri di storia ‘Il falò delle vanità’ organizzato a Firenze dal frate domenicano Girolamo Savonarola, che oltre ai libri mise al rogo opere d’arte e oggetti ritenuti peccaminosi o immorali. Era il 1497.

L’Indice dei libri proibiti fu istituito nel 1559 da Papa Paolo IV e ha continuato nei secoli ad essere compilato e aggiornato dalla Chiesa cattolica. Fu soppresso definitivamente il 14 giugno 1966.

A noi, donne e uomini dell’internet time, possono sembrare pratiche desuete e relegate al passato. Non è così, perciò oggi vi racconto di ‘LONDON’.

Gian Butturini (1935-2006) è stato uno dei più grandi fotografi e fotoreporter italiani, noto a livello internazionale. Iniziò la sua attività a Brescia negli anni ’50 come grafico pubblicitario; negli anni successivi ricevette molti riconoscimenti e vinse premi prestigiosi tra cui il Premio Philips nel 1967.

‘London’ venne pubblicato nel 1969 da SAF (Verona). Fu la svolta della sua carriera. Il libro inaugurò i grandi reportage che lo portarono in varie realtà del mondo, dal Cile a Cuba, alla Spagna e all’Algeria.

Lo realizzò verso la conclusione della swinging sixties ispirandosi alla Beat Generation americana alle radici del movimento del ’68.

Un modo nuovo di vedere le città e il mondo che rappresenta un punto di svolta della fotografia moderna. E’ considerato uno dei libri fotografici più importanti mai realizzati sulla capitale inglese, come riconosciuto anche nel Regno Unito.

Butturini ha fotografato hippy, neri, bianchi, donne con neonati, bambini, poveri, uomini d’affari e molto altro. Il libro è un mix multietnico e trasversale.

Le foto sono organizzate e presentate con un’impaginazione che ne esalta la forza intrinseca per rendere il messaggio più forte e dirompente.

“La mia Londra è vera, è spoglia. Non gli ho chiesto di posare. E questo libro non è una storia, non è un documentario, non ha un prima e un dopo, e non cerca di provare, smentire o convincere. Sono gli appunti fotografici di un uomo della strada a contatto diretto con uomini della strada. Ne ho registrati migliaia e poi li ho scremati, puliti, tagliati. Poi li ho assemblati: alcuni accoppiamenti controversi, l’occasionale enfasi ironica, un pizzico di pietà, un sorriso quasi trattenuto. Non desidero nemmeno chiamarlo commento. Non ci sono parole, sotto. O considerazioni. O frasi intelligenti.”

Nel 1969 ne furono stampate solo mille copie che col tempo si sono fatte sempre più rare, introvabili e costosissime. Nel 2017 l’editore Damiani di Bologna, con l’ausilio del noto fotografo inglese Martin Parr e con il consenso degli eredi, decise di ristampare l’opera che venne riproposta integralmente, una fedele copia della prima edizione a cui fu aggiunta solo l’introduzione di Parr: “Butturini voleva fare un libro politicamente carico. Il libro di Londra è stato l’inizio della sua vocazione fotografica e la sua inclinazione a sinistra si è manifestata nei suoi libri successivi che ha prodotto in territori in conflitto come il Cile e l’Irlanda del Nord.”

La decisione ha avuto conseguenze difficilmente prevedibili e immaginabili, verrebbe da dire: ‘fatale fu la ristampa’.

Due anni dopo l’uscita della nuova edizione, era il 2019, una giovane donna ne ricevette in dono per il suo 18esimo compleanno una copia e si disse scioccata dall’accostamento di due immagini. Decise di far conoscere all’opinione pubblica l’esistenza di questo contenuto, a suo parere, fortemente razzista. Il libro finì nel mirino della Cancel Culture inglese. Una tempesta mediatica che dilagò sui social con accuse di razzismo nei confronti sia del curatore che dell’editore, coinvolgendo anche, nel ricordo e nella considerazione, l’intera opera di Butturini scomparso da oltre un decennio.

Qual’era la causa?

Due scatti: una donna di colore immusonita, infagottata nel suo cappotto e un gorilla cupo e depresso chiuso in una gabbia dello zoo le cui immagini erano state inserite in due pagine consecutive. Se fossero stati inseriti in pagine diverse non avrebbero prodotto alcuna conseguenza, ma così affiancati, quindi intenzionalmente “legati” ne hanno alterato il significato.

Le conseguenze furono clamorose. Il fotografo Martin Parr fu costretto a scuse pubbliche. Di fronte agli attacchi dell’opinione pubblica e dei media, nel luglio del 2020 ammise una ‘presunta’ connotazione razzista nel dittico incriminato, si dimise dalla direzione artistica del prestigioso Bristol Photo Festival e chiese la messa al macero del volume.

La Fondazione Gian Butturini contrastò la decisione e allestì a Milano una Mostra dal titolo: “Save the book” dove furono esposte tutte le foto del libro incriminato. Una mostra in difesa della libertà di immagine e di pensiero, contro l’intolleranza e la censura che, senza motivazioni reali e senza discussioni, avevano imposto il ritiro del libro. Eppure Butturini stesso aveva spiegato la foto della donna, nell’introduzione dell’edizione 1969:

“Ho fotografato una donna nera, chiusa in una gabbia trasparente; vendeva biglietti per la metropolitana: una prigioniera indifferente, un’isola immobile, fuori dal tempo nel mezzo delle onde dell’umanità che le scorreva accanto e si mescolava e si separava attorno alla sua prigione di ghiaccio e solitudine”.

Grazie all’azione intrapresa dalla Fondazione e alla mostra, le copie furono trasportate in Italia e vendute. Io stessa ne acquistai alcune da regalare ad amici speciali e una per me naturalmente.

Le immagini sono superlative.

Quando venni a conoscenza della vicenda, subito mi domandai con quale diritto in nome di una diversa, contemporanea e del tutto personale lettura di un’opera d’arte, seppur legittima, si volesse mandare un libro al macero.

Non si stava forse ripetendo lo stesso errore del Savonarola?

Marziana Monfardini

-Fonti: Sito ufficiale della Fondazione GianButturini, Tiziano Butturini, Il Giornale di Brescia, La Repubblica, CacciatoreDiLibri, Africa Rivista

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